Il Bar dello Sport
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giovedì 10 maggio 2007

Venti anni fa...

...lo scudetto a Napoli!
La pizza, il mandolino, il traffico, Totò, le cento lire, e... Maradona!

mercoledì 25 aprile 2007

Ciao, Andrea

Andrea Fortunato
26/7/1971 - 25/4/1995

Perché il calcio non è la vita,
ma spesso è una gioia
Perché la vita non è il calcio,
ma spesso è un dolore.


una scheda su Andrea:

domenica 22 aprile 2007

Cento chiamate per lui...

...posson bastare? Ma gia` che ci siamo arrotondiamo a centosette.
Da repubblica.it:

ROMA - 0041764334741. La fine del sistema Moggi comincia così, con questo numero di telefono svizzero chiamato imprudentemente all'una e quattro minuti del 9 febbraio del 2005. Una traccia decisiva, un filo. Tirato il quale, gli investigatori che da due anni stanno smontando a pezzo a pezzo il mondo di Calciopoli sono arrivati a conclusioni dalle proporzioni apocalittiche: nella sola stagione 2004-2005, nel periodo compreso tra il 29 settembre e il 16 maggio (tra la sesta di andata e la diciassettesima di ritorno), la cupola è riuscita a manomettere il numero, fino ad oggi inimmaginabile, di 107 partite. 79 di serie A, 22 di serie B e 6 di Coppa Italia.

LA TELEFONATA CHIAVE
A chiamare nel cuore della notte, è Atalanta (il nome in codice di Paolo Bergamo; Pairetto, per la cronaca, è Pinocchio). Atalanta usa il suo numero italiano, e quindi è intercettato. Gli investigatori sono proprio curiosi di sapere chi risponderà a quegli squilli. E quando sentono la voce, inconfondibile, di Moggi, capiscono tutto. Capiscono il senso di quelle misteriose chiamate fatte solo di due parole - il nome di chi chiamava e l'imperativo: "Apri". Capiscono come mai non avevano mai trovato fin lì contatti tra Moggi e gli arbitri. Capiscono, insomma che esiste un mondo parallelo, una sorta di Matrix telefonica che connetteva Moggi a chissà quanti arbitri e guardalinee. Seguendo i contatti di quella scheda svizzera, "consegnata" involontariamente da Bergamo, i carabinieri di Roma arrivano a isolare una cinquantina di schede. 31 delle quale particolarmente attive. Di queste, alla fine delle indagini, solamente 21 verranno abbinate a un "proprietario". Ma tanto basterà a far cadere definitivamente la maschera del calcio italiano.

LA STRUTTURA
Scrivono gli investigatori: "La rete di comunicazione realizzata da Luciano Moggi era ispirata a principi di compartimentazione, per cui vi erano almeno due maglie di comunicazione autonome (non in contatto tra di loro) necessarie a Moggi per mantenere assidui contatti riservati con i designatori arbitrali e con alcuni arbitri". Moggi usava cinque differenti numeri. Due erano dedicati ai designatori, e li usava soltanto per loro. Tre erano per gli arbitri. I principali complici dell'ex direttore sportivo della Juventus - Bergamo, Pairetto e Fabiani - ne avevano invece solo due a testa, uno per parlare con Moggi e l'altro per dare istruzioni agli arbitri. I quali, a loro volta, ne avevano una soltanto (a parte Racalbuto che ne aveva due).

IL LAVORO SPORCO
Con questo assetto, la fabbrica di tarocchi procedeva a velocità impensata. Riusciva a determinare l'andamento di un numero fino a cinque partite a domenica. Non solo il risultato, sostengono gli inquirenti, ma anche il numero di ammoniti e di espulsi. Come successo, ad esempio, nella seconda giornata di ritorno di quel campionato. Affinché tutto andasse come voleva la cupola (Sampdoria-Siena 1-1; Milan-Bologna 0-1; Palermo-Inter 0-2; Roma-Messina 3-2; Parma-Udinese 1-0), nella settimana precedente quella domenica, ci furono talmente tanti contatti (poco meno di duecento) che il software dei carabinieri è stato costretto a dividerli in due diverse ragnatele. Più o meno come accadde all'ottava giornata di ritorno, per determinare l'andamento di altre cinque gare (Siena-Brescia 2-3; Messina-Lazio 1-1; Atalanta-Milan 1-2; Siena-Brescia 2-3; Roma-Juventus 1-2). Ma i numeri di contatti intercorsi sulla rete parallela costruita da Moggi non sono di molto inferiori nelle altre 27 giornate di campionato manomesse.

98 SECONDI PER ROMA-JUVE
In possesso della procura di Napoli, come più volte detto, non ci sono intercettazioni telefoniche di queste conversazioni avvenute su telefoni svizzeri. Ma soltanto i tabulati. "Che però - spiegano gli inquirenti - sono piuttosto eloquenti". Come nel caso di Roma-Juventus, 5 marzo 2005, ottava di ritorno. Per tutta la settimana precedente la partita, il telefono svizzero attribuito dai carabinieri all'arbitro Salvatore Racalbuto è incandescente (si registrano fino a 34 contatti solo con Moggi). Il direttore di gara telefona come un matto. Ma sono tre i contatti che incuriosiscono in particolare. E sono tutti e tre con Moggi. Il primo avviene all 09,36 del 4 marzo e dura pochi secondi. Il secondo, alle 11,45, dura 38 secondi. Da notare che alle 11 in punto di quel giorno, ovvero esattamente tra le due chiamate, a Roma venivano sorteggiati gli arbitri. Il terzo contatto è il "peggiore" e avviene all'indomani, il 5 marzo, il giorno della partita, alle 9,33: 1,38 minuti. Cosa si sono detti l'arbitro e il direttore sportivo (che era stato, a sua volta, in contatto con i designatori per tutta la settimana)? È la domanda che i pm rivolgeranno a Racalbuto nelle prossime settimane.

Stiamo arrivando!


Anzi, siamo già lì.

martedì 20 marzo 2007

Nostalgia attanaglia


Com'era bello il calcio quando c'erano l'ala destra che crossava dal fondotinta, il terzino fluidificante contro il raffreddore, il mediano di spinta regolamentato, il libero perché non sapeva fare una mazza e non era buono manco per parare...

Quando il pallone aveva i lacci e le teste di cuoio erano gli specialisti del colpo di testa.

La mezzala era per chi alla coscia preferiva il petto, lo stopper non si fermava al semaforo e il vigile arbitro non ammoniva per una leggera ammaccatura.

E l'allenatore era chiamato Signor Mister...

Le linee erano fatte con la calce viva e a nessuno veniva in mente di tirarne una riga, le porte erano aperte non solo nei weekend, i supporters sopportavano le sconfitte e il tifo era talmente vivo che se ne poteva morire.

Ma soprattutto i presidenti non avevano ancora scoperto il vibratore del telefonino e i d.g. non erano quelli che mettevano i dischi nelle balere.

Il mercato era una volta l'anno e per il resto bisognava vivere con le briciole, anche perché non c'erano sostituzioni né controfigure.

Le maglie erano a righe o a coste come il velluto e se candeggiavano ad alta temperatura il biancorosso diventava rosa anche se non era maggio.

I numeri erano da uno a undici e i calcoli non erano renali ma si facevano con la penna d'oca, il pellicano forniva l'inchiostro e i sui taccuini si scriveva anziché dileggiarli come ignoranti avicoli dai lunghi bargiggia.

E la mosca non si era ancora sposata con Maurizio, Biscardi era ancora variopinto e Mughini era un rivoluzionario sessantottino.