Il Bar dello Sport
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venerdì 4 gennaio 2008

mercoledì 14 novembre 2007

Perchè calcio è...

Stamattina stavo pensando a quanto il calcio stesse attraversando un momento delicato, e come fosse il caso, anche nel nostro piccolo, di dare un contributo positivo alla causa di questo splendido gioco. Dovremmo cercare di mostrare le cose belle di questo sport, le cose che ce lo hanno fatto amare e che mai permetterebbero un disamoramento. Come potremmo fare? Semplicemente cercando di mostrare del calcio il lato più bello, più spettacolare , più giocoso e più gioioso. Allora ecco una carrellata di immagini, ciascuna accompagnata da un coinciso ma significativo motto, ad imprimere per bene nella memoria di ogni lettore i motivi per i quali il calcio nei nostri pensieri vien subito dopo la figa.

'nuff said.



Perché calcio è bello.



Perché calcio è sorriso.



Perché calcio è amore.



Perché calcio è questione di centimetri.



Perché calcio è divertimento.



Perché calcio è eleganza.



Perché calcio è aiutare il prossimo.



Perché calcio è fare buon viso a cattivo gioco.



Perché calcio è fare gruppo.



Perché calcio è libertà.



Perché calcio è sfida.



Perché calcio è un'orgia di emozioni.



Perché calcio è natura.



Perché calcio è calcio.




Perché calcio è aiutarsi.



Perché calcio è sensualità.



Perché calcio è amore tra i popoli.


Perché calcio è geometria.



Perché calcio è intimità.



Perché calcio è leggiadria.



Perché calcio è tifoserie aperte al confronto.



Perché calcio è darsi una mano.


Perché calcio è scoprire nuove posizioni.


Perché calcio è onestà.


Perché calcio è avere interessi comuni.


Perché calcio è sudore.


Perché calcio è scoprire se stessi.


Perché calcio è anima.



Perché calcio è passione.


Perché calcio è Chuck Norris.

sabato 8 settembre 2007

Francy goes to hollywood


[Musica straziante di sottofondo, tipo quelle usate da Studio Aperto per i servizi sugli animali abbandonati]


E' notizia di ieri che Francesco Coco non farà più parte del fantastico mondo del pallone, dopo l'addio prematuro di Bettarini il calcio (ma anche Billionaire e l'Hollywood) perde un altro grande interprete.

I tifosi non vedranno più le sue rapide sgroppate sulla fascia (per evitare le coltellate delle ex), il suo potente tiro (con biglietti rigorosamente da 500 euro) e i suoi inserimenti in area (vip per prendersi un Negroni).


Un media perde un grande interprete, un altro media ne acquista uno.


Ciao Francesco e grazie di tutto, vogliamo ricordarti così:





mercoledì 5 settembre 2007

NIENTE SESSO, SIAMO CALCIATORI!!

SESSO E CALCIO

(LA RUBRICA DEL DOTT.KERR)



Sembra sempre più attuale il dibattito che intreccia pericolosamente i due poli attrattivi più importanti per l’uomo, portando a scontri interpretativi tra diverse scuole di pensiero: il sesso fa bene al calcio?
Storicamente ci sono sempre stati dei punti fermi abbastanza fissi, ovvero che prima della partita il sesso fosse da escludere a priori, da cui una delle funzioni principali del ritiro pre-match. O almeno così in Italia e in qualche altro paese. In Inghilterra ad esempio non esiste questa regola, perché i match giocati in casa o nelle vicinanze non sono accompagnati dal ritiro, per cui ogni giocatore può tranquillamente passare la sera prima della partita in casa con la propria famiglia e raggiungere con la propria borsa la squadra allo stadio il giorno stesso. Al di là di considerazioni ipocrite e cherubine dei pedatori casalinghi(“approfitto per giocare con i miei figli” “guardo la tv e a letto presto” “mi diletto nel punto e croce”), è noto che molti giocatori ammettano senza dubbi di sorta che non solo fanno sesso con la propria partner, ma che addirittura questa pratica sia indispensabile per raggiungere uno stato psico-emotivo perfetto per affrontare il match. Tra i sostenitori più agguerriti di questa attitudine, c’è il tulipano nero Ruud Gullit o Psycho Roy Keane, ma anche numerosi altri giocatori anche meno famosi, come si legge tranquillamente dalle loro biografie, numerosissime nel regno unito, mentre nel nostro paese, oltre ad una riluttanza editoriale, vige stranamente anche un certo silenzio sull’argomento.
La tendenza globalizzante che vede il calciatore accoppiato alla starlette di turno(è misurabile anche dalla tendenza alle meches, come sostiene il mio esimio collega Eric), vede sempre più associabile le colpe di performance scadenti del giocatore alla partner del momento; anzi esiste pure una scienza pseudo-esatta, almeno nei conciliaboli del lunedì mattina nei bar, che misura il tasso di sesso dispendi-energie con la popolarità della valletta/velina: quanti di noi ha addotto in passato anche recentissimo un calo di forma di un giocatore come colpa della fidanzata televisiva?
La prima differenza però che si coglie attraverso un’indagine trasversale è che nel passato tali discussioni fossero appannaggio esclusivo dei giocatori più talentuosi e fuori dagli schemi, come i compianti George Best e Gigi Meroni (la grande farfalla granata per i neofiti) oppure di Eder, noto marpione finito addirittura accoltellato dal marito di una delle sue prede, o del solito Maradona, ma anche di Falcao o dell’abatino Rivera, tanto per citare anche due all’apparenza più “regolari”.
Oggi, a parte i soliti nomi Vieri e Beckham, troviamo un’infinita pletora di giocatori e veline che si accoppiano, preferibilmente in discoteca, dando inizio spesso, almeno secondo le sopraccitate chiacchere da bar semi-scientifiche, ad una parabola discendente di lui e un’ascendente di lei, almeno in quell’abitudine monocausale di attribuire la broccaggine di lui esclusivamente agli scosciamenti della prezzemolina mediatica, come se un Bombardini qualunque sarebbe potuto arrivare in nazionale se non avesse avuto tutte quelle femmine attorno(n.d.r. ho citato Bombardini non tanto per recente livore calcistico, ma in quanto giocatore con più collezione di femmine famose, dato certo).
Questo per quanto riguarda il versante più culturale del busillis.

Addentrandoci di più nei motivi biologico-naturali, è possibile affermare senza dubbi che il sesso FACCIA BENE: essendo un’attività fisiologica, escluderla sembrerebbe essere addirittura controproducente per il normale corso psico-fisico dell’uomo.Sul dispendio di energie dipende molto dai soggetti coinvolti, ma il range si attesta dalle 250 fino alle 500 calorie di consumo a rapporto, quindi una quantità facilmente recuperabile nell’arco di una giornata o anche meno.
Quindi il divieto sessuale di alcuni allenatori/preparatori dev’essere collegato più certamente a fattori di tipo psicologico, ovvero quello che può essere una distrazione per il calciatore invece che uno sfogo naturale, considerando più che altro le scappatelle e le avventure occasionali, in quanto è altresì provato che fare sesso con la propria partner abituale riduca nell’uomo(si parla di percentuali alte) l’ansia da prestazione e faccia vivere il match con una propensione ottimale.

In attesa di altri approfondimenti sulla questione o anche di testimonianze personali(io stesso mi ricordo un pomeriggio estivo di sesso e una tripletta serale al torneo rionale, anche se uscii tra i crampi), vi lascerei anche con un’altra domanda: e invece il calcio fa bene al sesso?

Au revoir.

Dott.Kerr

sabato 28 luglio 2007

Tricotillo mania (porci con le mèches)

A parte una leggera antipatia che comunque non va mai oltre la violenza fisica nei confronti di bresciani, gobbi, psicologhe, boy scout, bilanisti, metallari, giocatori di baseball, impiegati statali, centravanti brasiliani, cattolici hardcore, intellettuali, vegetariani, omosessuali, meridionali (per me i cremonesi sono già terroni), avvocati, femministe, spezzini, leghisti, quelli da centro sociale, gabber, gli islamici che vengono qui e cercano di rubare le nostre donne e i nostri giocatori, i francesi, Chas, gli albanesi, e circa il 98% delle persone che conosco, mi sono sempre reputato una persona di vedute aperte e progressiste. Però secondo me i calciatori con le mèches andrebbero sterminati.

Perché ci si dimentica spesso che il calcio è sì un gioco, ma dall'alta valenza morale. E non è bello che un calciatore, esempio anche per milioni di bambini che cresceranno con il sogno di diventare da grandi ignoranti come delle merde, ma ricchi da far schifo e capaci di trombarsi le veline, si faccia vedere con i capelli scoloriti. Perché a questo mondo certe piccole ed innocue debolezze come la zoofilia (se l'animale è consenziente, ovviamente) o il delitto d'onore sono assolutamente accettabili e perdonabili (son ragazzi, in fondo), ma uscire con le mèches è un peccato intollerabile e che andrebbe combattuto, magari punito con l'ergastolo.

Come la droga, l'AIDS, o l'essere gobbi, è la disinformazione la debolezza entro cui si insinuano queste piaghe sociali. E sulle mèches (che recenti studi hanno dimostrato essere in tutto e per tutto una malattia paragonabile all'herpes vaginale) non c'è mai stato il dovuto impegno sociale nel cercarlo di combattere.

In passato ci sono stati degli illuminati precursori che hanno cercato di sensibilizzare la cultura occidentale come la conosciamo con delle lezioni di vita. Come ad esempio Daniel Passerella, noto pedagogista e amico dei bambini, famoso per come aveva imposto rigidi canoni per il taglio di capelli ai suoi giocatori, quando allenava la nazionale argentina. Con le esclusioni eccellenti di giocatori come Batistuta e Redondo (famoso l'aforisma come apostrofò l'ex stagista del Bilan, un capolavoro di saggezza ed arguzia: "Fernando, con quei capelli mi sembri una checca").

Ma, proprio come per le retrocessioni d'ufficio nei confronti della Jubentus, come si suol dire, non si fa mai abbastanza.

Le mèches sono prima di tutto un problema sociale, e di quelli gravi. Non stiamo parlando di discussioni da bar, futili e sciocche, come ad esempio se Inzaghi e Gilardino possono convinvere (secondo me sì, ma non adottare dei bambini), ma di una piaga che rovina le menti dei calciatori, li spinge a comportamenti aberranti, e a rovinare le loro carriere.

Prendete l'esempio di Beckham, che da quando s'è fatto lo mèches, lui, castano naturale, s'è trasformato da "più forte crossatore del mondo" in "Coco d'Inghilterra". O Vieri, che da centravanti titolare dell'Inter e della nazionale, in seguito alla decolorazione dei suoi capelli, è passato subito dopo in oscure squadrette di provincia, con passato in serie minori.

Fior fiore di giocatori si sono rovinati a questo modo. E tutto per una malattia che con la giusta informazione, le dovute precauzioni, e delle addestrate squadre della morte sguinzagliate contro coloro che si decolorano i capelli, potrebbe essere sconfitta.

Se tenete quindi ai vostri campioni, amate la vostra squadra, e siete degli idealisti seguaci di questo sport, alle prime avvisaglie di decolorazione dei capelli dei vostri calciatori preferiti, usate l'intimidazione e la vendetta trasversale per impedire loro di continuare.

Forse vi beccherete qualche denuncia e la nomea di violenti. Ma in fondo anche per tutti gli altri precursori come Galileo Galilei, Gesù, e Peter North non è stato semplice all'inizio. Specie per Peter North. Ma questo, come si suol dire, è un'altra storia.