Il Bar dello Sport

venerdì 16 marzo 2007

Perché si dovrebbe investire sul Giappone

Il calciomercato estivo (e la sua febbrile controparte invernale, conclusa da poco) vede spesso la pletora di direttori sportivi dei campionati europei affannarsi per trovare questo o quel gioiello nascosto oltreoceano. Si guarda sempre, o quasi, aldilà dell'atlantico, verso le soleggiate lande brasiliane, argentine, più generalmente sudamericane, per scovare i giovani talenti col dribbling nel sangue e il gol facile. Quello che molti (non tutti, per fortuna) direttori sportivi ignorano è che esiste un campionato dal quale è possibile prelevare ottimi giocatori a costi irrisori, coniugando risparmio (o meglio, guadagno) e qualità tecnica. Il campionato in questione è la J-League, massima serie calcistica del Giappone.


Hidetoshi Nakata
con la maglia della Roma

A questo punto molti di voi sorrideranno sarcasticamente, pensando che paragonare i giocatori sudamericani alle loro controparti nipponiche sia quantomeno ridicolo: come non essere d'accordo? Eppure basterebbe ricordare illustrissimi esponenti del calcio brasiliano come Vampeta, giunto all'Internazionale nell'estate del 2000 per 30 miliardi di lire, una sola partita in serie A per poi essere scaricato al Paris St. Germain. Forse l'Inter avrebbe fatto meglio a guardare verso Oriente, dove solo un paio di anni prima il Perugia di Luciano Gaucci aveva prelevato dal Bellmare Hiratsuka un certo Hidetoshi Nakata, pagandolo soltanto 7 miliardi di lire, una cifra che appare irrisoria adesso, figuriamoci nel biennio 1998/2000 quando i prezzi erano gonfiatissimi. Nakata, centrocampista centrale, ha segnato 24 gol in 7 stagioni militate nelle squadre italiane, conquistando uno scudetto con la Roma (da protagonista, segnando un gol e propiziandone un altro nello scontro diretto con la Juve). Eppure questo esempio potrebbe sembrare pretestuoso, perchè non tiene conto di una serie infinita di fattori e mette a confronto il miglior giocatore giapponese di sempre con uno dei più scarsi bidoni mai approdati in Serie A.

Ma è proprio questo il punto! Perché rischiare cifre assurde su probabili bidoni dribblingomani quando con pochi spiccioli si può ingaggiare un atleta tatticamente disciplinato che ha buone probabilità di diventare un valente giocatore di football?

E poi, c'è il fattore sponsor. Per i giapponesi, il calcio è una cosa relativamente nuova ed entusiasmante. La J-League è nata soltanto nel 1992, ma da allora nulla è stato più come prima. Gli Atleti della nazionale giapponese, soprannominati Samurai Blue, sono osannati come divinità, e grandi compagnie di ogni tipo e frotte di turisti non vedono l'ora di investire il loro tempo e il loro denaro in squadre che hanno tra le loro schiere tali atleti. E così che un modestissimo investimento di 3 milioni di euro per portare dalla Reggina al Celtic Glasgow un certo Shunsuke Nakamura (che in Italia non ha comunque sfigurato, collezionando 80 presenze e 11 reti) viene quasi del tutto ripagato da sponsorizzazioni, vendita di magliette e gadgettistica in Giappone. Certo, se poi Nakamura si riscopre uno dei 3 migliori battitori di punizione al mondo e sigla un importantissimo gol al Manchester United che permette al Celtic di passare il turno di Champions incassando la bellezza di 18 milioni di euro...


Shunsuke Nakamura
tira un calcio di punizione

Non dimentichiamo poi il capostipite di tutti i giocatori giapponesi in Europa, il mitologico (e ancora in attività!) Kazuyoshi Miura, ingaggiato a metà anni '90 dal Genoa dell'attuale presidente del Livorno Aldo Spinelli. Miura arrivò in prestito gratuito dal Verdy Kawasaki, con l'ingaggio completamente coperto dagli sponsor nipponici, che siglarono pure un ricco contratto che fece entrare nelle casse del Geona la bellezza di 4 miliardi e mezzo di lire. Insomma, il primo caso al mondo di una squadra pagata per far giocare un attaccante di talento, capace di segnare nel derby della lanterna un formidabile gol. Miura non si ripeterà più in Italia, a causa di un pesantissimo infortunio al volto infertogli da Franco Baresi. Una lunga degenza e poi il ritorno in Giappone concluderanno la sua parentesi italiana, ma non europea: Miura collezionerà 12 presenze nel Croazia Zagabria nel 1999.


Kazu Miura con la
maglia del Genoa

Ma il teorema Giappone vale anche per i cosiddetti calibri minori, non solo per le leggende del calcio giapponese. L'allenatore del Torino potrà non essere convinto delle qualità del suo giocatore Masashi Oguro, ma le statistiche testimoniano come i giocatori giapponesi che militano nella serie A non sfigurano se paragonati ai loro compagni di altre nazionalità: come ad esempio Takayuki Morimoto, un gol in soli 76 minuti giocati (una media più altra, tanto per dire, di Ronaldo) e una media voto (dati Gazzetta dello Sport) che lo piazza all'ottavo posto tra i migliori attaccanti della serie A: cinque presenze e diciotto anni, il giocatore del Catania ha sicuramente un futuro radioso. E anche Mitsuo Ogasawara, centrocampista del Messina, ha collezionato cifre di tutto rispetto: un gol in appena sei presenze. Alla faccia di investimenti ben più pesanti (e talvolta molto più infruttuosi) come Ricardo Oliveira, o infornunati cronici come Cristian Vieri.

Certo, i giapponesi in Italia rivendicano più spazio e maggior considerazione. Altrimenti il rischio è quello di farli scappare verso altri campionati, dove (vedi Nakamura) sbocceranno come fuoriclasse dando il meglio di sè, lasciandoci con l'amaro in bocca. Fino al prossimo bidone brasiliano, si intende.

8 commenti:

s.homer ha detto...

Baresi non ha mai fatto male a nessuno!!!!!!!!!!

Wayne ha detto...

E oltrettutto ha fatto tanto bene, adottando un sacco di bambini neri!

(Mi sono iscritto).

(A Blogger intendo, non all'associazione "Figli Di Baresi").

Detari ha detto...

"è arrivato Weah, è arrivato Weah, e Baresi è di nuovo papà!"

s.homer ha detto...

Chiariamo subito una cosa, chi offende Baresi è come se insultasse mio padre, quindi se non volete trovarvi a pulire i cessi della redazione (se non in ginocchio sotto le scrivanie) cambiate bersaglio!!!!

Wayne ha detto...

Ma perché, sei nero pure tu?

akappa ha detto...

I neri domineranno il mondo.






Specialmente se seedorf continua a figliare con la sua velocita` consueta...

Anonimo ha detto...

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